Il basket, il calcio, la pallavolo…
Come speranza, che unisce mondi apparentemente distanti. Impegnarsi per qualcosa, per aiutare i ragazzi a sperare nel proprio futuro, a sentirsi protagonisti del proprio avvenire. A sperare in un domani migliore.



tutte le Categorie


Ignora collegamenti di navigazionehome > diario > I Diari di Stefano

I Diari di Stefano

Diari di viaggio 2012 febbraio a ZOUZOUI

Una Messa di Quaresima apre questi diari perché di questi tempi siamo tutti sotto Quaresima, in Italia e nel mondo e un po’ perché oggi, mercoledì delle ceneri si apre questo nostro nuovo capitolo: ufficialmente Sports Around the World che prosegue ed amplifica il lavoro su questi terreni aridi dell’estremo nord del Cameroun, a Zouzoui, Mouda, Mogodé.
Ed abbiamo seguito la Messa, tutti noi 8, compresi i 3 nuovi, Mattia, Simona e Andrea, perché quaggiù, o quassù, che dir si voglia, anche se non credi sei costretto a credere. Abbiamo tutti ricevuto le ceneri, una croce grigia sulla fronte….mi ricordo che da bambino la mettevano tra i capelli, ed io, come molti altri a cercare di trovare un modo per non farla cadere. Emozionato e sorpreso, camminare come gli adulti, tra gli adulti, in fila, nella Chiesa di Mira Porte, all’interno di questo rito, che mi faceva entrare a pari diritto in una cosa che anche i grandi facevano. (E poi, per non far cadere la cenere dai capelli, evitare di pettinarsi per diversi giorni: e questo mi piaceva!)
Mi sono ritrovato avvolto dallo stesso sentimento, oggi pensando alla capacità che ha questa gente di sentirsi un tutt’uno non soltanto con la fede, o con una liturgia, ma anche tra loro stessi: venire alla Messa è il luogo del ritrovarsi, un luogo dove ricevere una educazione (oggi dovete ritrovare la forza di affrontare i peccati e di rigettarli, almeno oggi non dovete bere il bill bill….la bevanda alcolica di cui si fa buon uso nel villaggio…), dovete almeno oggi cercare di non mangiare carne….perchè tutti mangiate carne almeno una volta al giorno, vero….tutti ridono…dapprima stupiti alla richiesta, poi consci dell’ironia (noi 8 bianchi a gettare lo sguardo a terra….mascherando indifferenza…), tutti voi dovete andare nei campi e raccogliere il miglio….. E’ Padre George la persona che spiega tutto ciò….un uomo rispettato: un religioso con i piedi ben piantati a terra…questa terra che cammina, non un’altra…Ed è lui che sostiene anche il nostro progetto ospitandoci nella sua missione.
Questa missione che è un punticino nella brus, con 2 Bukarù dove siamo ospitati io e Mattia, Giovanni e Lilli, ed una nuova casetta, appena costruita, dove saranno Andrea e Paolo (i nostri due mister del calcio) e Giada e Simona.
        
Terminata la Messa iniziamo: sia sul campo da basket che sul terreno che abbiamo stabilito essere il nostro campo da calcio, su uno      spazio che diventerà un terreno da pallavolo. Abbiamo portato una rete, mancano ancora i pali ma siamo a posto. Simona e Lilli coaches di pallavolo, Paolo ed Andrea del calcio, Giovanni, Giada, Stefano e Mattia allenatori della pallacanestro (ma Mattia è anche preparatore fisico e perciò ci aiuterà con qualche lavoro atletico…).
Andrea e Paolo che misurano il terreno che diventerà il campo da calcio: è una bella immagine.
“Ok, comincio a contare – grandi falcate – direi che fino a qui sono 110 metri” fa Andrea a Paolo, “Sul lato corto mi fermerei qui – ci sono già 70 metri….” Ecco definito il primo campo da calcio ricavato in una parte di questa savana, su un terreno duro e poco polveroso. Ci faremo stare un campo grande, regolare e due campi per giocare 7 contro 7. Abbiamo già 2 porte piccole, faremo 2 porte grandi ed altre 2 più piccole, per il 7 contro 7. Il terreno è davvero piatto e molto bello, abbiamo strappato dal terreno qualche acacia spinosa, dovremo usare qualcosa per le linee ma ci siamo. Questo campo non ha ancora l’erba ma abbiamo iniziato già a concimarlo, visto che le mucche che lo hanno attraversato hanno lasciato un gran numero di….loro ricordi…..
I ragazzi che accorrono in gran numero giocano per lo più scalzi: lasciamo le ciabattine che altrimenti si romperebbero calciando la palla. Pochi fortunati hanno scarpe.
Noi abbiamo una grande quantità di scarpe in Italia, ma sono molto pesanti da portare e quindi abbiamo trasportato qui palloni e maglie. Ma di scarpe si sente la necessità….

Ma facciamo un passo indietro….
Che grande salto ho fatto dalla nostra partenza di Fiumicino, sino adesso sembra che non ci sia stato viaggio…invece…….il ritrovo è stato a casa di Giovanni a Porto San Giorgio, un bus alle 2 di notte del 19 ci ha condotto all’aeroporto di Roma. Da qui un volo su Zurigo e poi con Swiss Air sino a Douala, dove siamo atterrati alle 18 circa.
Il Cameroun è l’unico posto dove si deve pagare per far uscire i tuoi bagagli dall’aeroporto (e questo è una cosa cattiva, perché tutto sarà regalato ai ragazzi): ormai è un costume che si debba “ungere” qualcuno per non incorrere in controlli della polizia (che significherebbe dover pagare anche più…). Con 120 euro ce la caviamo….
Ecco la marea di gente che ci assalta per aiutarci a portare qualcosa…abbiamo 16 scatoloni colmi di materiale (circa 400 chilogrammi), i nostri bagagli a mano…prendiamo 4 taxi, aiutati da persone conosciute attraverso padre Roberto, che ora vive a Bamenda, non più a Shisong…
Arriviamo in “Procura” l’albergo che ci ospita: costa 9 euro a notte ed abbiamo con un euro in più anche la colazione.
Ci confrontiamo prima di andare a dormire esausti: sveglia alle 7, colazione alle 7 e 30, poi bus per Yaoundè (arriveremo alle 14.30) e successivamente treno per N’Gaounderé, alle 18…con quello viaggeremo tutta la notte, al nostro arrivo l’autobus della “Touristique Voyages” che ci farà scendere all’incrocio per Zouzoui…saremo li alle 17 circa…finalmente in mezzo alla savana. Il villaggio a 6 chilometri, un puntino nel nulla. Ora al centro di un “triangolo” sportivo su cui gravitano i villaggi di Foulù e Mouda…con il suo sport complex: Basket pallavolo calcio.


Ma prima ci fermeremo nella Capitale qualche ora, quanto basta per consegnare il materiale sportivo a Gilles, Pepso ed Annie, coaches di basket che sosterremo con la nostra associazione. Diciamo che queste tre persone incarnano nella capitale il basket maschile, femminile, giovanile ed il minibasket (che segue Annie, la più forte giocatrice di basket nata nel paese: per 2 volte migliore marcatrice assoluta della Coppa D’Africa).
Annie e Gilles lavorano anche per il Ministero dello Sport e l’INJS (l’Istituto universitario per lo sport e la gioventù, un po’ la nostra facoltà di scienze motorie, con cui stiamo aprendo un accordo di collaborazione).
Ci piacerebbe molto riuscire a creare dei centri sportivi che favoriscano l’aggregazione dei giovani nella metropoli e che li allontanino dai pericoli della strada, soprattutto in una certa periferia fortemente degradata della capitale. Direi degradata e disperata….a questo proposito avremo un incontro con il sindaco di una di queste zone, che conta 600.000 persone e nemmeno un impianto sportivo, nemmeno un terreno di gioco: vedremo se potremo fare qualcosa. Vorremmo sicuramente. Lo vogliamo fortemente, speriamo di farcela.
Consegniamo tutto, anche una rete di pallavolo, per iniziare questa attività.
Ad Herman, ormai un caro amico che vive a Yaoundé, invece consegniamo palloni da calcio e molto materiale che ci ha regalato il Novara Calcio. Siamo molto contenti di partecipare ed aiutare una scuola calcio che ha come Presidente Libì Tomà, un famoso calciatore, che ha partecipato anche a Italia ’90. Grande calciatore e grande appassionato che prova a fare qualcosa per i ragazzi della sua città.
Tutti ritroveremo al ritorno, Gilles, Annie, Pepso, Herman e Tomà per ufficializzare le donazioni con delle foto: a testimonianza che ciò che ci è stato dato lo abbiamo portato a destinazione. Devo confessare che non siamo riusciti a portare proprio tutto, per il peso ed il trasporto aereo, ma un po’ alla volta tutto arriverà…magari toccando anche altri paesi…

Dopo una notte passata in treno, circondati ad ogni stazione, anche alle ore più tarde, da un vociare infinito di bambini-venditori, arriviamo a N’gaounderé, la città che fa da spartiacque alla incredibile foresta che il treno attraversa, così intricata da sembrare una altissima siepe, una ragnatela verde e la savana, terra avvolta da un misterioso alito di antichità.
A N’gaounderé ci separiamo, poiché Padre George ha fatto il  viaggio in treno con noi ed ha il suo pick up parcheggiato nella casa di Nicole, la suora che dovremo incontrare al ritorno, per accordarci e cercare di costruire un campo nel centro (scuola e dispensario medico) che ha fondato per aiutare i giovani che vivono nella zona più difficile di questa città. Giovanni, Lilli, Paolo e Andrea in auto, con tutti gli scatoloni rimasti, io, Giada, Simona e Mattia in autobus, La Touristique, che altre volte ci ha condotto sino a Mouda. Questo autobus, un mezzo probabilmente riciclo di riciclo di riciclo nel quale i “diabolici” titolari della ditta riescono a far stare anche 70/80 persone sostituendo le poltrone originali con piccoli sedili, eliminando praticamente il corridoio, ora uno stretto passaggio, ed avvicinandoli di molto. Siamo pigiati, come sempre, come delle sardine. Ma è bello uguale, devo dire, ed emozionante per i “nuovi”. Che non si capacitano e spesso si stupiranno durante questa permanenza di 15 giorni in terra africana.
Arriviamo al carrefour per Zouzoui ed a tutti fa un po’ così, come al mio amico Giovanni, la prima volta che siamo stati qui. Tocca a noi ora:”E adesso? Ma dove siamo finiti? Che si fa? Siamo in mezzo al…deserto (savana, prego…)..chi ci viene a prendere?....” “Dovrebbe venire George..” Invece George al telefono ci dice che è molto più indietro di noi, ha perso tempo a prendere i bagagli e si è fermato a mangiare qualcosa da Nicole.
Ci incamminiamo, so che sono 6 km, ma dopo 2 giorni di viaggio seduti, i 6 km sono una passeggiata benedetta che ci scioglie i muscoli rattrappiti…con il sole che cala sulla brus ed il paesaggio meraviglioso, con gli occhi che luccicano nella scoperta di questo nuovo mare giallo di sabbia e rovi, di alberi disseccati alla fine della stagione secca, del miglio che deve essere raccolto, nel giallo di un cielo avvolto dalla luce soffusa di un sole stanco e che sta per coricarsi….la brus è un continuo suono, le marguia, le lucertole multicolori che scappano al nostro arrivo, i suoni dei grilli, delle cavallette e delle cicale, gli uccelli che volano sopra le nostre teste, dalle rondini alle…aquile…e qualche mezzo che ci impolvera tutti e che percorre la pista costruita anni fa proprio da George e che ancora queste stagioni estreme di grandi piogge ed arsura non hanno scalfito. 
Il nostro allenatore Jonas ci viene incontro e mi abbraccia in un modo che mi imbarazza, un abbraccio forte, una volta e poi ancora e ancora….così affettuoso e sincero da emozionare….saluta tutti e ci da il benvenuto…ci porta al campo e ci dice che ha appena finito di fare allenamento. Bravo!
Poi incontriamo Bole, il factotum di George, una persona molto gentile, che ci fa accomodare, ma siamo un po’ in pensiero per i nostri compagni: le strade del Cameroun sono la parte più pericolosa di questo paese, ma ecco, manco a fare questi piccoli pensieri preoccupati che arrivano, col pick up toyota stracarico di roba!
Si cena con la pasta alle verdure ed il pane del forno a legna di Motrua, si cena veloce, un po’ per la stanchezza e la voglia di andare a dormire, un po’ perché le 8 di sera qui sembrano la mezzanotte, un po’ perché abbiamo voglia di uscire nel buio assoluto e andare a vedere il cielo stellato che ci piomba addosso, come sempre. Simona:”Ma ci sono così tante stelle nel cielo, mica lo sapevo….”
Possiamo andare a dormire. Io e Mattia abbiamo un po’ di insetti con cui combattere, e i piccoli inquilini: tre topi con la coda di scoiattolo che pacifici girano attorno al tetto di paglia, nell’oscurità, per poi scappare quando entriamo noi, usurpatori di quella comoda e forse un po’ “eccessiva” tana….

Al mattino la sveglia ce la da la Messa che si celebra vicino ai nostri bukaru, la Chiesa non è ancora stata ricostruita dopo l’incendio e per ora viene utilizzata una stanza attigua l’asilo. Di domenica le celebrazioni sono all’aperto.
Per la verità le notti non sono troppo tranquille: la savana è ricca di vita che continua anche con il buio e i rumori di ogni genere provocati da animali, vento e chissà cos’altro ci tengono continuamente nel dormiveglia. Come ogni anno, poi, abbiamo anche l’appuntamento con quest’asino, che è legato proprio vicino a noi e che sembra non voglia smettere mai di ragliare!
Al mattino, dopo una colazione a base di caffè o tè, del pane con delle marmellate fatte nella missione di mango, di goyave e di papaya andiamo al campo dove sono già presenti i soliti…..almeno 300 bambini….(questo numero non diminuirà mai, tranne il sabato, una giornata senza scuola e che viene utilizzata dai genitori per portare i figli nei campi ad aiutare a raccogliere il miglio e la domenica, giorno di festa, che utilizziamo solo per fare delle partite).
Iniziamo il lavoro con i ragazzi. Quelli che si allenano da tempo sono migliorati, altri sono nuovi e si aggiungono continuamente…riconosco però alcuni..il bambino con le orecchie piccole e che soffre il solletico (e lo soffre ancora)..Sakina, la figlia del capo villaggio (una dei circa 30 figli che ha…), altri bambini che mi vengono a salutare, altri che chiedono di Ilaria…
Intanto viene fatta una piccola selezione e un grosso gruppo si sposta a fare pallavolo (abbiamo portato 2 reti, una lasciata nella capitale, una l’abbiamo portata qui) con Simona e Lilli. Simona, coach di basket non voleva che scrivessi che si era data alla…pallavolo…ma con la sua laurea in scienze motorie sarà un prezioso jolly! Come vedi Simona non l’ho scritto che hai insegnato la pallavolo, così quando tornerai in Calabria, nella tua Catanzaro potrai raccontare del basket in Africa ecc ecc 
Un altro gruppo si sposta al campo di calcio, con Paolo ed Andrea, il nuovo arrivato, pesarese, che, oltre ad essere un bravo allenatore, riesce con continue battute a tenere più che alto il morale di tutti noi….sarà che in mezzo a tutta questa sabbia si sente un po’ a casa…non so…manca il mare ma per il resto come essere a casa, vero Andrea? 
Io sto con gli allenatori di questo sport…minore….e traduco in francese…ma il calcio ahimé ha un linguaggio internazionale e tutti sanno già cosa fare…
Alle 12 circa finisce la mattinata, diamo appuntamento a tutti per le 14, ma come vedremo in seguito sarà impossibile stare sui campi a quell’ora: troppo caldo con i 40 – 45 gradi che non ci hanno mai abbandonato. Si inizierà verso le 15.30, 16.00.
Io porto anche avanti indietro bottiglie di acqua ai nostri coaches, acqua del pozzo, bollita, benedetta acqua. Noi bianchi potremo morire di sete, e non sto scherzando, se non potessimo bere di questa acqua che già dopo qualche minuto è calda come un brodo. Buona acqua calda come un brodo!
A pranzo George ci racconta che fino a circa un mese prima un branco di un centinaio di elefanti ha fatto razzia vicino la missione di ciò che i contadini avevano piantato. Il prezioso miglio. Le autorità non hanno fatto nulla e George è andato a protestare…pensando anche di fare un sit in e bloccare la strada principale con le popolazioni dei villaggi. Me lo vedo George, un Padre indiano, che a mo’ di novello Gandhi da il via a una protesta pacifica…gli elefanti sono giustamente protetti, ma queste persone mangiano quello che coltivano ed avere un raccolto devastato porta carestia con tutto quello che ne consegue…alla fine gli elefanti se ne sono andati ed ora si sta raccogliendo quello che è rimasto…
C’è anche un problema con predoni che cercano di derubare i contadini ed il loro raccolto…per quello abbiamo visto degli archi e delle frecce. Si tratta di difendersi da eventuali attacchi…George ha chiesto di non usare frecce avvelenate! “Frecce avvelenate?” chiedo “Si frecce avvelenate, avvelenano i dardi con delle miscele estratte da alcune piante e se ti colpiscono fai una brutta fine..” la risposta…

Il pomeriggio si continuano gli allenamenti a Zouzoui, ma in questo viaggio gli appuntamenti ed i cambiamenti saranno frequenti: Paolo, coach del calcio è richiesto a Mouda, per formare l’allenatore locale e preparare la squadra, io, Giovanni e Lilli andiamo per vedere il lavoro sul campo da basket che si trova, come il campo da pallavolo e da calcio, all’interno di Bethlem, questo centro fondato da padre Danilo. E’ incredibile quello che qui ha realizzato questo Padre Bergamasco. Questo centro accoglie bambini con problemi, ha creato posti di lavoro attraverso laboratori di ogni genere, ora abbiamo spinto verso lo sport e lui ha subito realizzato un bellissimo campo da calcio con una tribunetta coperta ed ha una squadra che partecipa al campionato regionale, ha il campo da basket e quello da pallavolo e delle squadre che ci giocano.
Inoltre il lavoro fatto dal nostro amico Paolo Lucattini non è andato disperso ed ancora adesso un folto gruppo di bambini con differenti disabilità si allena a pallavolo, a basket. L’accoglienza è bellissima. Ci sono circa un centinaio di bambini sordo muti che ci assaltano gesticolando. Vorrei conoscere la loro lingua. Beh ci intendiamo perché tutti vogliono un abbraccio e una foto…e giocare… (Danilo ci dice che l’80% di questi bimbi sordi lo è a causa di otiti non curate….).
Sto immaginando il mondo di silenzio nel quale vivono. Non un mondo privo di significati, perché le parole senza suono con cui comunicano hanno lo stesso significato delle nostre parole parlate. Non riesco però ad immaginare un senso senza un suono. La parola stessa ha un suono, ogni differente suono porta sensi diversi. Puoi parlare veloce, lento, alternando i toni della voce….Ma parole senza suoni? Questi bimbi usano occhi per sentire…in questo continuo agitarsi di mani e di occhi che si proiettano in ogni dove. E poi quando si vuole parlare prima di un altro ci sono mani che frenano altre mani, che è un po’ come quando si vuole parlare sopra un altro e si alza la voce, gesticolando più veloce. Ma questo gridare di bambini silenziosi. Assordanti urla di bambini senza voce. Allora gesticoliamo anche noi, copiando le loro parole, sperando di farci capire. Volere entrare nel loro mondo come loro vogliono essere nel nostro. Quanto costa un antibiotico o delle gocce per le otiti?
Ci sono anche altri bimbi, gli orfani abbandonati piccolissimi (non giudichiamo, per cortesia, questo mondo è diverso e non va giudicato con il nostro metro di occidentali), ci sono i ragazzi con disabilità mentali. Ci sono i ragazzi di strada. C’è una grande opera a Mouda, come a Zouzoui, come più a nord, a Mogodè e Rhumzu, da Laura e Corrado. Una grande operazione d’amore.

Il tramonto a Mouda è assordante come le voci di questi bambini muti. Ti scuote dentro e nonostante cerchiamo di essere ormai avvezzi a queste emozioni un nodo si stringe alla gola: diciamo che è la bellezza del luogo, la forza comunque vitale dell’Africa, i colori che ci circondano, proprio ora, mentre questo cielo si perde per diventare una pura visione.
Ritorniamo nella missione di Zouzoui, e riparliamo con gli altri della giornata. Paolo è entusiasta per quello che ha visto a Mouda, per il calcio, intravede bellissime prospettive. Un club che opera tra Mouda e Zouzoui, già con ragazzi che ci sanno fare..e super atleti. Un bravissimo portiere di 18 anni (dice che potrebbe giocare da professionista in Italia)…io ci ho visto solo una rassomiglianza con Balotelli. Davvero….”hei, sai che assomigli a Mario Balotelli?” e lui “ah, si!...scusami ma chi è?”…troppo divertente…
La pasta che ci cucina Bole è buona e mescolata ad un po’ di questa salsa piccante fatta con il mango diventa deliziosa.
Prendiamo una abitudine, anzi la inaugura Giovanni. Spostiamo le sedie nell’aia, e qualche sdraio, parliamo della giornata trascorsa e di quella che deve venire, stiamo all’aperto col naso all’insù. Parliamo mentre i nostri occhi sono rivolti al mare di stelle. Visione incomparabile. Stelle cadenti scendono ad intervalli più o meno regolari. La via lattea, nitidissima lanugine. Riusciamo anche a sentire meno il caldo, che di notte scende a 32-35 gradi…

Passa qualche giorno, tra lavoro a Zouzoui e Mouda, in questo intersecarsi di impegni e terreni da gioco nella savana africana. Gli impegni sono così mescolati che c’è un continuo via vai sulla pista che congiunge i vari luoghi. Le classi, al mattino, vengono a fare sport, a rotazione stanno sul campo da basket, poi si spostano alla pallavolo, poi al calcio….E’ una visione multicolore questo andirivieni di giovani: le bambine colorano la savana gialla con i loro vestiti sgargianti cuciti nei tessuti africani.
Abbiamo avuto anche il passaggio (attraversando tranquillamente il nostro campo da calcio…) di una mandria di mucche dalle grandi corna e di capre, seguite da parecchi asini carichi di ogni genere di accessori (dalle coperte, alle pentole, a teli, archi, strumenti da lavoro ecc)….ci hanno spiegato che sono nomadi. Che vivono nella brus e si spostano a seconda di dove le loro mandrie trovano da mangiare. Non hanno casa, sono pastori, dormono nella savana…quello che abbiamo visto era un “villagio” in cammino quindi…uomini, donne , bambini…c’era molto rispetto verso queste persone…
Come ho detto ai miei amici, dopo il passaggio di tutti quegli animali sul nostro campo da calcio: “ Non avremo l’erba, ma il concime intanto è arrivato!” Chiaramente i nostri ragazzi non ci hanno fatto caso (al concime) ed hanno subito ripreso a giocare! Scalzi, con delle scarpe, in ciabatte…fa poca differenza.

La promessa di passare qualche giorno da Laura e Corrado a Mogodè deve essere mantenuta così sabato partiamo alla volta di queste località. L’dea è di unire un po’ l’utile al dilettevole. Andiamo Io, Giovanni, Lilli e Paolo a Rhumsiki. Al ritorno mi fermerò a Mogodè. Domenica questo piccolo meraviglioso giro turistico lo faranno Simona, Giada, Mattia ed Andrea ed io ritornerò così con loro. Intanto avremo modo di portare del materiale e di cominciare una attività sul nuovo campo di Mogodé.
Durante il viaggio ci fermiamo anche a Rhumzu e scopriamo che Corrado ha iniziato a costruire un campo da basket anche li! Grande Don Corrado! Speriamo di poterlo fattivamente aiutare. Ma che meravigliosa risposta ci danno i nostri amici quassù. Lo sport del basket, della pallavolo (gli porteremo delle reti e palloni). Intanto basket! Stupendo. I bambini ed i ragazzi ma anche altri, come leggerete, potranno “giocare”!
Rhumsiki è un posto magico e passiamo una mezza giornata stupenda. Non fosse per i 50 km di strada impossibile, questa meta potrebbe essere una delle perle turistiche del paese…sarà forse meglio così?…ci dicono “Non siete gli unici bianchi, qui…ci sono anche altri 4 francesi…” Ho colto un senso di….un po’ come quando passeggi per Venezia soffocata dai turisti…hei ma siamo 8 bianchi in tutto….questo turismo dilagante!
Nel pomeriggio eccomi a Mogodè che si trova proprio all’interno di questo anfiteatro che ha come un grande bordo frastagliato: tutti questi picchi montagnosi, questi pinnacoli, creste come dita di una mano, panettoni di roccia che emergono dalla savana riarsa. Una monument valley africana.
Siamo nel pomeriggio e Laura, che mi accoglie, dopo avermi fatto posare le mie cose nel bukaru dove dormirò e dopo avere portato in una stanza il materiale che abbiamo portato, mi chiede se ho voglia di fare 2 passi.
Immediatamente, subito, si!! e con la voglia di vedere questo nuovo posto…per primo andiamo a vedere il mercato. E’ pomeriggio e quindi non è così frequentato come al mattino, ma è comunque pieno di bancarelle di ogni genere. Per la verità la fa da padrone l’arachide. Siamo nella zona delle arachidi, c’è una grande produzione, le donne sono intente a separarle dal guscio e dalle pellicine, sono ottime. Sono un vanto locale e vengono esportate anche in Tchad, Nigeria, Senegal.
Ci sono parecchie persone ubriache. E siamo in Quaresima. Anche qui sentirò i padri esortare a non bere il bill bill, il vino di miglio, ed un altro distillato, sempre di sorgo, che con un procedimento diverso raggiunge gradazioni da super alcolico.
Ma non solo, mi spiegava Laura che si beve anche una cosa che si ricava dalle batterie delle auto o da certi acidi, si mescola all’acqua e ti stordisce come una droga, diventa un po’ frizzante e perciò piacevole da bere. Ma si beve…acido…e lei personalmente ha visto morire due persone per l’assunzione di questo intruglio…c’è molta preoccupazione….dal mercato saliamo verso la collina perché Laura mi vuole far…uscire clandestinamente dal paese….poco lontano 2 alberi delimitano il confine con la Nigeria…lo oltrepasso, non ci sono guardie (d’altronde la popolazione di qui non capisce bene questo confine..al di qua ed al di la ci sono solo Kapsiki….). Su questa sommità ci sono tombe tradizionali, il cimitero della tribù. La strada, una mulattiera che porta alla pianura, che vedo sottostante, è la strada dei contrabbandieri. Con le moto portano avanti indietro beni che mancano in uno o l’altro dei due paesi. Ma diciamo che è la benzina che circola soprattutto di contrabbando ed arriva dalla Nigeria, dentro taniche che queste piccole moto cinesi portano avanti-indietro. In Cameroun un litro di “verde” (qui è gialla…) costa 520 CFA (un euro sono 658 CFA). Al mercato nero la si compera anche a 250 CFA: un bel risparmio no? Magari dopo un po’ butti via il motore…ma intanto hai un bel risparmio….rientriamo ma prima scaliamo la sommità di una montagna ed il panorama toglie il fiato. Salendo incrociamo un nido di aquile e delle specie di marmotte. Sotto alcune grotte che vengono usate per l’iniziazione dei giovani. Una deve essere raggiunta, per ritualità, strisciando con la schiena contro le rocce….se troverete la foto vi accorgerete di quale di queste 3 aperture richiede ciò che ora ho descritto…il paesaggio è troppo bello. Ci sediamo e rimaniamo a parlare fino all’imbrunire, poi scendiamo, per non fare qualche volo giù da basso, avvolti nel buio. Prima di rientrare Laura mi porta nella “foresteria” del loro liceo. Hanno costruito 2-3 casupole, dove i ragazzi che vengono da più  lontano possono vivere e così frequentare la scuola. I giovani erano all’aperto, seduti su dei sassi, ognuno badava ad un piccolo fuocherello, dove una altrettanto piccola pentola stava cucinando il loro pasto. Ognuno si arrangiava, un po’ di polenta la cena. In attesa di andare a dormire. Ho pensato ai nostri studenti, davanti a quei ragazzi. Un giovane si è avvicinato, ha anche un problema di scabbia che non si riesce a debellare. Mancano i medicinali ed ora stava provando altri tipi di rimedi….
Dormo una notte molto calda, e piena di pensieri. Una notte ricca di gratitudine. Sto guarendo dalle ansie e dalle fatiche che mi porto dall’Italia. Ma di cosa posso lamentarmi? E come non guardare con occhi pieni di stima ed amicizia una persona come Laura che dedica la vita a queste perone, o come i religiosi che decidono di regalare la loro vita a questo tipo di impegno? Sempre col sorriso sulle labbra ed una serenità contagiosa. Purtroppo temo il rientro: troppo velocemente ritornano i malesseri, senza nessuno però che ti faccia vergognare ed abbandonare i nostri personalismi che spesso si trasformano in egoismo  o vittimismo.
Domani il lavoro con i bambini nel basket, ed il giorno dopo anche con donne e bambine!

A Mogodè se può, fa ancora più caldo che a Zouzoui. Capisco che non è tanto il caldo, quanto la maggiore altitudine (siamo a 1000 metri) a far sentire il sole più forte: immancabile arriva la scottatura.
I bimbi arrivano a frotte ed i 10 palloni con cui possono giocare sono la vera stupita scoperta.
Il basket è lo sport nuovo e perciò ci sarà molta strada da fare: Laura ha però giocato in passato in Italia e potrà dare una mano. Poi c’è un ragazzo molto alto che ci sa fare. E’ venuto con la sua famiglia a Mogodè, il padre gendarme è stato trasferito quassù, e potrà aiutare i bambini ad imparare. Ho parlato un po’ con lui ed ha le idee chiare su cosa si deve fare…palleggio, passaggio, tiro….mi ha assicurato che nel tempo che non dedicherà allo studio starà sul campo ad allenare.
Nella prima giornata quindi abbiamo allenato i più piccoli, ragazzi di 10, 12 anni; poi i…medi ed infine i grandi…la mattina un po’ di lavoro di fondamentali, il pomeriggio abbiamo giocato delle partite. Grande partecipazione…mentre giocavamo a gruppi, altri aspettavano. In un angolo sabbioso i piccoli si divertivano a fare un po’ di acrobazie. Anche in questo caso pensavo ai nostri bambini. Spero che potremo inserire in fb e sul sito qualche ripresa che abbiamo fatto e fare delle considerazioni su quello che i nostri ragazzi hanno perso in capacità motorie. Abbiamo enormi problemi di salute in Italia e per primi sono i nostri bambini a subire le conseguenze della mancanza di un serio progetto sportivo nella nostra società e di una corretta educazione alimentare. Nonostante si mangi poco in Africa, i bambini sono ancora in contatto con un certo tipo di vita che permette al loro corpo di svilupparsi in maniera forte ed armoniosa. Noi adulti non riusciamo  a credere (perché risulta antipatico pensare che stiamo sbagliando e perché preferiamo pensare che ognuno si debba fare gli affari suoi…) che un certo stile di vita (riferito ai nostri figli) sta abbassando l’aspettativa di vita e creerà notevoli problemi di salute…
Arriva la domenica e tutti vanno a Messa, anche a Mogodè, dove si incontrano cristiani, animisti ed anche musulmani. Tanto la Chiesa è il luogo dell’incontro. Mi ci reco anche io, che apprezzo questa forma di comunione. Ad un certo punto sento dire:”Chiediamo al nuovo arrivato nella nostra comunità – io tra le righe leggo..tribù…e mi piace – di presentarsi, di dirci chi è, perché è qui, cosa fa…”. La messa è recitata in francese e Kapsiki, perciò anche la mia risposta viene tradotta nella loro lingua….Sento orgoglio e riconoscenza per questa forma di accettazione…ma la cosa sorprendente, poiché ho detto che il basket lo facciamo per bambini, bambine , giovani, donne è che in chiusura della Liturgia il religioso se ne esce con:”Poiché il basket viene fatto per tutti, le donne sono pregate, appena finiscono le preghiere di andare a giocare a pallacanestro con il signor Stefano..” Traduzione anche questa in Kapsiki. Mi guardo intorno e vedo cenni di approvazione degli uomini, sorrisi maliziosi di compiacimento…o di compassione?????
Fatto sta che ora, appena finita la Messa, e con un pubblico di curiosi (maschi), bambini vocianti, a cui sottraiamo i palloni (sic), circa 35 donne…che non hanno mai visto un pallone, da basket poi….di età indefinita (direi dai 20 ai 65 anni), vestite nei loro kaba bellissimi, che entrano in campo togliendosi le scarpe perché così si gioca chiaramente meglio…., direte che manca il soggetto a questa frase, in realtà ero io che per un attimo ho perso totalmente lucidità:”Che faccio, ora?” avevo la necessità di farle divertire, e così anche gli spettatori….andiamo su giochi tradizionali…ed alla fine con i classici bandiera ecc ecc abbiamo passato circa 40 minuti veramente divertenti. Ho davvero un ricordo indelebile del momento
o Laura mi dice di sbrigarmi perché viene presentato un neonato alla comunità, in una casa poco sopra il campo, ed il padre, che è una persona di spicco della tribù ci vorrebbe ospiti…chiediamo di attendere un attimo e poi, dopo avere fatto anche qualcosa con le ragazze di 14, 15 anni ci precipitiamo dal bambino. (anche l’allenamento con le ragazze di 13, 14 anni diventa un grande momento....un gruppo di giovani che voleva fortemente fare basket, che fortemente ha voluto Laura Pellizzari, che ormai lavora a Mogodè da circa 4 anni....fare basket, per giocare come una qualsiasi ragazza di quell’età (si deve sapere che a questa età succede che si sia già state date in mogli)…perciò la richiesta dello sport, la volontà a fare sport è un grido di speranza e volontà di rientrare in possesso della propria adolescenza…)
“Siete un po’ in ritardo” ci dicono, spieghiamo il perché…davanti ai due differenti bukarù c’è un gran numero di persone. Davanti a quello del capo famiglia ci sono gli uomini, davanti a quello della moglie ci sono donne e bambini. La casa della famiglia di solito è costituita da tre o più diversi bukarù: uno per il capo famiglia, uno della donna e dei figli, uno dove si cucina…eventuali altri sono per chi avesse più mogli e figli. Ma la vita si svolge tutta all’esterno della casa, tranne che per dormire….e quando fa molto caldo si portano le stuoie fuori dalla capanna per potere riposare meglio.
Il bukarù dove entriamo è abbastanza bello e si vede che è di una famiglia importante, la madre ha anche un sottile materasso dove può dormire.
I bambini vengono presentati a 8 giorni alla tribù. Questo bambino è nato al dispensario medico, anche se la madre dopo un’ora era già a casa ed il primo bagnetto glielo ha fatto lei. Il bambino nero nasce bianco (non lo sapevo proprio). Nel giro di pochi giorni assume la pigmentazione scura. La madre ci dice che il figlio più grande, una volta visto il fratellino ha esclamato: “ Ma mamma hai fatto un na’sarà? (Un bianco?)
Mentre stiamo dentro la capanna a rimirare il bellissimo bambino ci portano da bere e del cibo. Il cibo, che non mangerò (sono un veneto che non riesce a mangiare la polenta), è una polenta di miglio dentro una ciotola con un intingolo rossastro che viene fatto come condimento, per inzupparcela (tutto rigorosamente con le mani). Da bere un denso e grumoso liquido che si chiama bollé, fatto con riso, arachidi, mais, limone, tamarindo, zucchero…che si beve molto caldo ed è ricco di energia. Non ha un sapore ben definito e non rientra nei sapori da noi conosciuti, ma non è malissimo e fatico a finirlo solo perché me ne viene servito un bicchiere enorme….
Quando usciamo la gente è ritornata a casa ed anche noi rientriamo nella missione…il secondo gruppo di amici mi verrà a prendere abbastanza presto, verso le 15, in modo da rientrare a Mouda e vedere le partite organizzate nel pomeriggio. Ma riusciamo a far iniziare, subito dopo il pranzo, tutta una serie di match tra i ragazzi che pazientemente hanno aspettato il loro turno di gioco sul campo…scalzati dapprima dalle…donne…poi dalle ragazze ed infine dai ragazzi più grandi…lascio Mogodè con tristezza, conto di ritornare e se Laura, Corrado ed Alessandro non si saranno stancati di sentire rimbalzare il pallone….spero tanto di ritornare e di fermarmi più giorni…(nell’incrociarsi continuo di momenti e persone in queste poche strade d’africa, due giorni dopo il ritorno a Zouzoui, all’altezza del ponte rotto e che stanno sistemando, dove il passaggio sul letto del fiume disseccato è a senso unico alternato, incontriamo Laura, in auto che sta andando al dispensario medico di Motruà..dovranno ingessarla per una forte distorsione alla caviglia che si è procurata giocando con i ragazzi….cavolo, la prima distorsione che vedo in 7 anni di Cameroun…che dispiacere…è toccata ad un bianco chiaramente… )
Lascio a Laura buona parte delle mie medicine, che sono dell’antibiotico a largo spettro, dell’antibiotico intestinale, un blando antibatterico intestinale, il “prezioso” imodium   ed altro (non ricordo bene…)
Non ho molte medicine con me, ma abbastanza. Spesso si contraggono batteri che ti procurano attacchi molto forti di dissenteria, bisogna far attenzione a come si mangia, più che cosa: i cibi devono essere cotti e l’acqua del pozzo bollita. Le amebe, parassiti dell’intestino, sono in agguato.
A proposito di medicine, una nostra amica, Barbara, ci ha donato una grande quantità di complessi vitaminici (sia in bustine che come sciroppo), delle creme per fermare il sangue da naso, preziosi colliri (ci sono tantissimi bambini che soffrono di congiuntiviti…) che abbiamo lasciato a padre George per i ragazzi del villaggio. Tra bustine, flaconi, tubetti ho riempito praticamente una valigia….più di 23 ghilogrammi. Alla vista delle medicine che abbiamo regalato si sono riempiti le…facce di sorrisi increduli!!
Dicevo che l’acqua va bollita: noi beviamo l’acqua del pozzo. A volte ha un sapore strano…mi chiedevo se oltre a bollirla la affumichino, come spesso succede al cibo che cucinano….



Il rientro a Zouzoui ha un intervallo a Maouda, dove è stata organizzata una partita di calcio.
Organizzazione perfetta, con uno spiker addirittura che commenta tutte le fasi dell’incontro…
A vedere il match ci sono proprio tutti: i bambini accolti nel centro si divertono un sacco e ci assaltano. Anche il campo da basket durante la partita è frequentato, e vedo in lontananza gli appassionati del nostro sport correre dietro ai palloni che abbiamo portato.
Scattiamo foto e il rivederle diventa il motivo per scatenare una mischia da rugby attorno al malcapitato fotografo…Mattia, Giada, Paolo, Andrea…io invece sto con un ragazzo di strada, come mi dice Danilo, di 8 anni…ha davvero una faccia che mi piace ed immagino una vita vissuta già con chissà quali esperienze. E’ attratto dal mio cellulare e vuole guardare le foto che ho all’interno…le faccio scorrere, vuole vedere dove abito e gli mostro i cani e gli animali che ho a casa…arrivo ad una figura femminile e mi dice.”Hei, questa è la mia amica Ilaria!!” “Cosa? Ilaria?” “Certo, è stata qui due anni fa, è una mia amica!!”…si ricordava l’incontro di più di due anni prima e di un pranzo fatto a Bethlem con tutti i bambini. Sono rimasto scioccato e felice: qualcosa di noi resta, anche quando ripartiamo.
La sera si rientra alla missione e troviamo Giovanni e Lilli con febbre e problemi intestinali…chiaramente la cosa suscita, come sempre, un po’ di ilarità. Soprattutto le …veloci corse verso il bagno…un piccolo bukarù dietro il cortile (perché è il più vicino) oppure all’interno del bukarù dove Lilli e Giovanni dormono (ma che è più lontano…).
Il piccolo bukarù era l’unico bagno, 3 anni fa, quando siamo venuti la prima volta, ed è stato un piccolo “incubo” per noi occidentali abituati a tutte le comodità: uscire la notte, nel buio totale, attraversare quei pochi metri al buio (col timore di calpestare chissà cosa…) e poi entrare nella piccola stanza circolare, accendere la luce fioca della lampadine che si accende per merito della corrente elettrica prodotta durante il giorno dal pannello solare e…vedere una miriade di insetti disturbati da questo improvviso “sorgere del sole” scappare da tutte le parti….gli insetti scappano, ma i grossi ragni restano placidamente appoggiati alle pareti…grossi come una mano, e noi a dirgli: “State fermi li, buoni, non vi muovete”…ed a pensare: “Non è che ne ho qualcuno alle spalle, o, non è che uno si stacca e mi cade addosso…” Comunque non c’è mai stato il problema di code davanti al bagno: entri, veloce…, fuggi fuori…occhio a quando esci: luce, buio pesto, non vedi nulla….puoi ritornare a calpestare qualcosa…
Ilarità come dicevo che questa volta si spegne rapidamente poiché ad uno ad uno saremo preda degli stessi sintomi e conseguenze. Tutti tranne Giada!


Dopo cena (qualcosa si mangia, impossibile non mangiare qualcosa) avremo la possibilità di confrontarci sulle predizioni che ha fatto il sorcier des crabs (il mago dei granchi) che tutti noi siamo andati a visitare. Il sorcier è un uomo rispettato (io ed Ilaria avevamo già avuto occasione di incontrarlo a Rhumsiki) e per 1000 CFA risponde a domande che riguardano il futuro. Il sorcier è uno stregone buono, non è un marabut, il marabut fa le fatture….Un po’ tutti chiedono del lavoro, qualcuno domanda responsi sulla vita sentimentale. Le domande e le risposte vengono tradotte da un ragazzo che dal francese le passa in Kapsiki e viceversa. Il sorcier chiede ai granchi, i granchi gli rispondono, lui dice le risposte al ragazzo perché non parla che la sua lingua d’origine.
Io dovrò tradurre dal francese. Ci dirà tutte cose molto positive, e su questo non avevo dubbi, non tanto perché mi aspettassi di sentir dire quello che ci fa piacere…come spesso fanno gli oroscopi o i maghi nostrani, ma perché conosco il valore dei miei compagni di viaggio!Due cose ci fanno però strabuzzare gli occhi…quando tocca a Paolo gli dice che salirà di grado, diventerà capitano ed avrà molte persone che dipenderanno da lui e che lui comanderà (usa esattamente la parola grado, capitano e comandare), mentre a Lilli e Giovanni dice che staranno sempre assieme, e che lui seguirà lei in molti viaggi (non il contrario)….
Bene Paolo lavora in Polizia, Lilli ha una agenzia di viaggi! Paolo dice sbigottito “Ma Stefano, gli hai detto tu che sono un poliziotto? Si vede da qualcosa che lavoro in polizia?…” “Direi di no Paolo, io non gli ho detto niente…” E Lilli…”Effettivamente spesso Giovanni mi accompagna nei viaggi che organizzo…ma come fa a sapere?...”
Ecco! La domanda “come ha fatto a sapere” ci accompagna in questa serata. Danilo dirà molto pacatamente “Ma si, ci sono persone che riescono a vedere delle cose..non bisogna stupirsi più di tanto…”
Ho l’impressione che lo abbia detto per farci stare tranquilli…un po’ come dire: ”Lasciate perdere che ci sono cose più importanti da fare o da pensare….”        Andiamo a dormire con la certezza che qualcosa di magico esista…ed a volerla dire tutta, senza lasciare perdere niente, proprio per entrare nel mondo mistico della magia…da quando abbiamo parlato con il sorcier si è alzato un vento di harmattan che ha ricoperto ogni cosa, ha velato la savana, ha celato ogni picco montagnoso, una nebbia fitta di polvere sottilissima che ti rende i capelli come stoppa, che si appiccica alla pelle ha cominciato a sorvolare questa regione, da Rhumsiki, a Mogodè, a Mouda, fino a Zouzoui….avvolgendo tutto in caldi turbinii, rendendo impenetrabili gli orizzonti…credo che questo harmattan sia stato risvegliato dal sorcier…e che in fondo i granchi non gli dicano altro che quello che trasporta questo vento…e che ogni risposta sia dalla notte dei tempi racchiusa nel suo continuo alitare…basta saper “vedere” o “sentire”…
Di certo la polvere dell’harmattan ha anche un altro effetto: ci riempie di tosse, ci riempie le narici e le fa sanguinare ogni volta che ci soffiamo il naso, ci riempie le orecchie….e questo effetto lo sentiremo anche al nostro ritorno. Per più di una settimana questa polvere continuerà ad “uscire” da narici ed orecchie…la troveremo negli asciugamani dopo la doccia…
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                




                                                                                                                                                                                                                            
                                                                                                                                                                                                                         




 





Diventa associato di Sports Around The World

Diventa associato di Sports Around The World





Progetti dai confini non limitati...
I nostri progetti non consistono solo nel portare il materiale, ma anche nell'insegnare lo sport ai ragazzi e ragazze ed a dei potenziali allenatori locali, che poi vengono stipendiati dalla nostra Associazione ...

NON SOLO BASKET
Lunedì 7 maggio 2012 Palestra comunale via Luca, 44 – Padova Ore 18.15 NON SOLO BASKET Quando lo sport può portare lontano ...

"Un sogno tra le altre" progetto per il Camerun
L’idea del progetto nasce in seguito ad una attenta analisi della struttura sociale camerunense. Lo stato infatti non garantisce a tutti l’accesso alla scuola, sia per carenze di scuole che per carenza economica della popolazione per potervi accedere. ...